Risarcimento per il ritardo nell'intervento chirurgico per una frattura dell'anca nelle Asturie

  • Il Consiglio consultivo delle Asturie approva un risarcimento di 5.000 euro per una donna di 95 anni a causa del ritardo nell'intervento chirurgico per la frattura dell'anca.
  • Il paziente è caduto nell'agosto del 2024 ed è stato operato solo a ottobre, dopo che una seconda radiografia ha confermato la lesione.
  • Il referto esclude negligenza nella diagnosi iniziale, ma ritiene ingiustificato il successivo ritardo.
  • La famiglia ha richiesto un risarcimento di oltre 185.000 euro, ma è stato riconosciuto solo il danno morale per l'attesa.

Frattura dell'anca in un paziente anziano

Il Consiglio consultivo del Principato delle Asturie ha accolto la richiesta di risarcimento di 5.000 euro a favore di una donna di 95 anni che ha subito un notevole ritardo nell'intervento chirurgico per una frattura dell'anca a seguito di una caduta accidentale in casa. L'organo consultivo ha parzialmente accolto la richiesta di risarcimento danni presentata dalla figlia della paziente, escludendo tuttavia qualsiasi errore diagnostico imputabile al personale sanitario durante la prima visita. Poiché le cure sono state fornite dal Servizio Sanitario del Principato delle Asturie (Sespa), il pagamento sarà a carico dell'amministrazione regionale.

L'incidente è avvenuto il 4 agosto 2024, quando la donna, che all'epoca viveva da sola ed era completamente autosufficiente, è caduta riportando un trauma all'anca e alla colonna lombosacrale. È stata portata al pronto soccorso di un ospedale delle Asturie, dove è stata eseguita una radiografia del bacino e dell'anca. In quel momento, non sono state riscontrate fratture o lacerazioni evidenti, quindi è stata dimessa con una diagnosi di contusione nella regione glutea destra e con l'indicazione di sottoporsi a controlli presso il proprio medico di base, nonché con la raccomandazione di tornare al pronto soccorso in caso di persistenza del dolore.

Una seconda radiografia arrivata in ritardo

Nove giorni dopo, a causa della persistenza dei sintomi, la figlia della paziente si recò al centro sanitario per segnalare le condizioni della madre, poiché quest'ultima non era in grado di spostarsi autonomamente. Il medico di base richiese quindi un esame radiografico di controllo. Tuttavia, il personale della casa di riposo in cui la donna risiedeva raccomandò di rimandare la radiografia, causando un iniziale ritardo: la nuova radiografia fu eseguita solo il 21 agosto, otto giorni dopo la prescrizione. Il referto di questa seconda radiografia descriveva un'"irregolarità della regione intertrocanterica destra" compatibile con una frattura minimamente scomposta. Ciononostante, la consulenza con il reparto di Ortopedia e Traumatologia fu richiesta solo il 19 settembre, quasi un mese dopo la conferma della diagnosi nella cartella clinica del medico di base, avvenuta il 28 agosto. L'appuntamento con lo specialista fu quindi fissato per dicembre.

Di fronte alla mancanza di risposta e al dolore persistente, la figlia della paziente decise di tornare al Pronto Soccorso il 19 ottobre, dove la madre fu finalmente visitata da chirurghi ortopedici e trasferita in un altro ospedale per il trattamento chirurgico definitivo. L'intervento, consistente nell'applicazione di una protesi, ebbe luogo il giorno successivo al ricovero, il 21 ottobre, quasi due mesi e mezzo dopo la caduta. Secondo la relazione infermieristica, la paziente presentava allora un punteggio di 25 su 100 nell'Indice di Dipendenza di Barthel, che indicava una grave dipendenza (più basso è il numero, maggiore è la dipendenza).

La richiesta e la sentenza

La richiesta di risarcimento, pari a 185.577,03 euro, oltre alle spese relative al soggiorno nella casa di cura, attribuiva la lesione a due cause: un presunto errore nell'interpretazione della prima radiografia, nella quale la linea di frattura era "perfettamente visibile" secondo una perizia privata, e il conseguente ritardo nell'intervento chirurgico. Il documento sottolineava che la donna, fino al momento della caduta, era completamente autonoma e che il suo ricovero in una casa di cura per persone con gravi disabilità era una diretta conseguenza del ritardo nelle cure.

Contrariamente a questa versione, i referti dei servizi medici coinvolti concordano sul fatto che le fratture dell'anca non scomposte o minimamente scomposte nei pazienti anziani possono essere difficili da identificare con una radiografia convenzionale, soprattutto nella fase acuta del trauma. Sia il primario del Pronto Soccorso che il primario del reparto di Ortopedia e Traumatologia hanno spiegato che, sebbene infrequente, questo tipo di frattura può passare inosservato durante un esame iniziale e che per questo motivo l'assistenza primaria programma visite di controllo. Una perizia commissionata dalla compagnia assicurativa della Sespa è giunta alla stessa conclusione ed ha inoltre escluso qualsiasi perdita di opportunità terapeutica, considerando che la necessità di un intervento chirurgico derivava "unicamente ed esclusivamente" dal tipo di lesione subita.

Il Consiglio consultivo ha adottato questo ragionamento in merito alla diagnosi iniziale. Il rapporto ribadisce che il servizio sanitario pubblico ha l'obbligo di fornire le risorse necessarie, non di garantire l'esito. A parere del Consiglio, il servizio sanitario ha agito correttamente programmando un follow-up da parte dell'assistenza primaria come meccanismo di monitoraggio in caso di potenziale segnale di allarme. Tuttavia, il rapporto critica il successivo ritardo, dalla conferma della diagnosi il 28 agosto 2024 all'intervento chirurgico del 21 ottobre. Il Consiglio consultivo ritiene "innegabile" che vi sia stato un ritardo di quasi due mesi che ha arrecato danno alla paziente, la quale ha ricevuto un'adeguata assistenza medica solo alla sua seconda visita al Pronto Soccorso.

Sebbene l'organismo stesso escluda che il tempo perso abbia alterato il tipo di trattamento applicato, riconosce che un intervento tempestivo avrebbe contribuito a stabilizzare il dolore e ad evitare la sofferenza legata all'incertezza sullo stato di salute del paziente. La sentenza cita precedenti giurisprudenziali dell'Alta Corte di Giustizia del Principato delle Asturie, che ha riconosciuto il danno morale derivante da ritardi diagnostici, anche quando questi non modificano il trattamento curativo applicato, a causa dell'"ansia" e del "disagio" provati dal paziente per non conoscere il proprio reale stato di salute.

La risoluzione del caso giunge a una conclusione ben più complessa di una semplice condanna per negligenza medica. Il Consiglio consultivo conferma la correttezza della procedura diagnostica iniziale, respinge l'affermazione secondo cui il ritardo avrebbe modificato l'intervento chirurgico necessario e respinge anche la richiesta di risarcimento di oltre 185.000 euro avanzata dalla famiglia. Tuttavia, evidenzia una specifica negligenza: una volta identificata la frattura, l'intervento medico è stato ritardato eccessivamente. E questa attesa ha avuto una vittima ben precisa: una donna di 95 anni, un tempo autosufficiente, che ha sopportato settimane di dolore, grave limitazione della mobilità e incertezza su quando sarebbe arrivata una soluzione definitiva. Per questo periodo di sofferenza e incertezza, il Consiglio ritiene adeguato un risarcimento di 5.000 euro. La proposta deve ancora essere formalizzata con la relativa delibera amministrativa, quindi il parere ci consente di parlare di un risarcimento approvato, ma non di confermare che la somma sia già stata versata.


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